Presentazione di Bruno Rosada

Ciò che suscita una prima ammirazione nell’opera di Rosanna Basilio è la varietà delle tecniche operative che si manifesta oltre a tutto nella diversità dei materiali impiegati e nella qualità dei risultati prodotti: superfici piane e volumi, tessuti, stampe a mano su velluto, fili intrecciati, acciaio e argento immersi nel vetro, e anche pitture. Il risultato estetico è sempre importante e nel caso della Basilio è rilevantissimo, però questi aspetti tecnici non sono meno importanti e soprattutto sono indissolubili rispetto ai risultati.

Il prodotto risponde all’esigenza dell’operatore culturale: per un artista fare un’opera impone un investimento conoscitivo in progress. E a questo punto bisogna aggiungere che non è possibile oggi nessuna attività intellettuale che non sia pienamente consapevole. Nelle opere della Basilio si ritrova questa consapevolezza a molti livelli, rivelata oltre che dalla connessione fra tecnica e arte dalla organizzazione degli spazi e dalla presenza di un messaggio concettuale.

La scansione di alcune opere in “riquadri” secondo ritmi prestabiliti ha per esempio come effetto primario quello di gerarchizzare le immagini stesse determinando un prima e un poi e un più e un meno, e venendo così incontro a quelle che sono le naturali istanze dell’osservatore. Ma nella partizione degli spazi c’è anche un effetto secondario, il recupero della funzione cognitiva dell’opera, eliminata negli ultimi tre secoli, ma in particolare nel Novecento, perché considerata un’ingenuità del Medioevo, che peraltro operava una funzione comunicativa in un universo di fedeli analfabeti. Oggi non è che il pubblico sia tornato ad essere analfabeta, ma è l’arte visiva che, reagendo alle dimensioni emotivo-affettive degli ultimi due secoli, ha accentuato la sua funzione cognitiva, un modo per realizzare un’alfabetizzazione autentica consona alla realtà del nostro tempo; per cui, per esempio, l’organizzazione degli spazi assume il ruolo di forma simbolica, come forma simbolica era stata, secondo la felice indicazione di Panowski, la prospettiva rinascimentale. E questo diventa in particolare per la Basilio lo châssis dell’opera che ne riassume il significato conferendole un’efficace unità.

Bruno Rosada

Critico d’arte